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Scandal

Dopo Grey’s Anatomy, Private Practice e Off The Map (ma questo non l’ho visto, perché di polpettoni a sfondo medico non se ne puó piú), Shonda Rhimes ritorna con Scandal e riesce di nuovo ad emozionarmi!
Niente piú medici ed ospedali, ci si sposta sulla East Coast e precisamente a Washington D.C., cuore del potere decisionale americano. Protagonista della nostra vicenda é Olivia Pope (Kerry Washington), ex addetto stampa del Presidente Grant (Tony Goldwyn).
Olivia é a capo della “Pope & Associates”, uno studio legale che non pratica la legge ma risolve problemi; se uno scandalo minaccia di turbare il sonno di uno dei potenti di D.C. Olivia e il suo staff faranno tutto ció che é in loro potere per insabbiarlo. If you have a problem get Olivia Pope on it! é un detto ricorrente a D.C..
La squadra é composta da Stephen Finch (Henry Ian Cusick), donnaiolo incallito che usa il proprio charme per ottenere ció di cui ha bisogno; Harrison Wright (Columbus Short) brillante avvocato civilista; Abby Whelan (Darby Stanchfield) la vera investigatrice del gruppo; Huck (Guillermo Diaz), hacker ed ex-sicario della CIA; ed infine Quinn Perkins (Katie Lowes) nuova arrivata nel gruppo ma con un passato alle spalle tutto da scoprire.

Il personaggio di Olivia é ricalcato sulla vita ed il lavoro di Judy Smith, ex addetta stampa dell’amministrazione di Bush Jr. che, con i suoi 25 anni di esperienza in Gestione della Crisi, é presisdente della Impact Strategies operante fra D.C. ed L.A.

Nel primo episodio affrontiamo il piú tradizionale degli scandali: l’adulterio. Allora chi é Amanda Tanner (Liza Weil), la stagista amante del presidente? Come evitare che la notizia dilaghi? Il futuro dell’amministrazione Grant é in pericolo e tocca ad Olivia Pope risollevarne le sorti.

Nella serie sono presenti anche Jeff Perry e Kate Burton (i genitori di Meredith Grey in Grey’s Anatomy) che interpretano rispettivamente le parti di Cyrus Breene, potentissimo capo dello staff della Casa Bianca, e della vice presidente Sally Langston (sembra Hilary Clinton!).

Come nei suoi precedenti lavori Shonda Rhimes riesce a fondere un pizzico di soap opera, con la brutalitá della realtá e la quotidianitá della routine giornaliera, senza peró dimenticare un finale di assoluta suspence. La prima stagione (di soli 7 episodi) si é appena conclusa, ma la serie é stata rinnovata per una seconda stagione: consigliatissima agli amanti del genere e non!

Chiunque abbia trascorso la propria infanzia negli anni ’80 di sicuro ricorderá nonne e zie zitelle appassionarsi di fronte alla saga dei ricchissimi cow-bows petrolieri di Dallas.

Gli oltre 12 anni di programmazione hanno avuto il loro effetto anche sui costumi italiani, non era raro sentire la gente parlare di J.R., Bobby e Sue Ellen come fossero i nostri vicini di casa e la gente dava ai propri figli nomi da soap opera e, per quanto abbia sempre trovato assurdo che i miei mi abbiano chiamato come la regina d’Inghilterra, ho sempre compatito una cugina meno fortunata a cui era toccato ingrossare le fila dell’esercito delle “Pamela” che nasceva in quegli anni (e indovinate da dove questi genialissimi genitori abbiano tratto spunto su come chiamare i prorpi figli…).

A 20 e passa anni dalla trasmissione dell’ultimo episodio, tenetevi stretti che dal 13 Giugno al 15 Agosto il canale statunitense TNT ha deciso di proporci il sequel della saga della famiglia Ewing. Tonano il cattivissimo J.R. (Larry Hagman), il buon Bobby (Patrick Duffy), Sue Ellen (Linda Gray), la cugina Lucy (Charlene Tilton), il mezzofratello Ray (Steve Kanaly) e Cliff (Ken Kercheval),  nemesi di J.R, anche se i veri protagonisti sono le nuove leve: John Ross III (Josh Henderson), figlio di J.R. e Sue Ellen, e Christopher (Jesse Metcalfe), figlio di Bobby e Pamela.

Sempre per la serie che “le colpe dei padri ricadono sui figli”, la tragedia greca prende il via e la storia resta sempre la stessa: John Ross é avido ed interessato solo a petrolio e denaro come il padre, mentre Christopher (tale e quale a Bobby) é buono e si dedica a preservare il Southfork Ranch e investe nelle energie rinnovabili. Insomma i due non possono che non finire a litigare, tramare, autosabotarsi, complottare, ecc….

 

Io giá mi sfrego le mani e preparo i pop-corn, dato che una trashata simile non posso evitarla, nel frattempo se sentite la mancanza di cappelloni da cowboys, speroni, vacche, petrolio e gusto pacchiano, ecco un piccolo trailer da degustazione:

 

Cose che solo il tuo datore di lavoro potrebbe fornirti

Girls

In tempi di Crisi Economica una giovane scrittrice puó permettersi di vivere a New York dedicandosi solo alla propria arte in un unico modo: con il sostegno finanziario di mamma e papá. Questa é la vita di Hannah Horvath (Lena Dunham) che, laureatasi da circa due anni in Letteratura Inglese, ha iniziato a scrivere un libro, fá un intership non retribuito presso una casa editrice e ha Adam (un carpentiere che non risponde mai ai suoi sms) come amico-con-benefici. Divide la casa con Marnie (Jemima Kirke),  la sua migliore amica, che, invece, ha un lavoro perfetto presso una galleria d’arte e un ragazzo perfetto (ma forse non perfetto per lei). A completare il gruppo c’é Jessa (Allison Williams), la classica amica amica stronza e dallo scarso senso della morale che tutti prima o poi incontrano.

Come tutte le favole anche questa ha una fine. Un bel giorno la vita di Hannah viene sconvolta dalla notizia che i suoi genitori non intendono ulteriormente sostenerla economicamente, e che deve iniziare ad essere responsabile e trovarsi un vero lavoro.

Hannah si sente privata di un diritto, di qualcosa che la societá le deve e invece le toglie, del resto come si puó fare a cavarsela da soli quando non si possiede nessuna abilitá speciale che ti distingua dagli altri ma si ha anche una laurea, non si puó certo andare a servire panini al MacDonald’s con una laurea in tasca!

Con queste premesse inizia Girls, nuova serie HBO, scritta ed interpretata dalla stessa Lena Dunham, diretta a tutte le ragazze che sono troppo lontane da Sex & The City e dai super viziati di Gossip Girl.

Cari lettori, ecco cosa abbiamo combinato l’anno passato:

Here’s an excerpt:

A New York City subway train holds 1,200 people. This blog was viewed about 3.700 times in 2011. If it were a NYC subway train, it would take about 3 trips to carry that many people.

Click here to see the complete report.

Avete presente quando nei film americani c’é il bambino a cui é morto un genitore e tutti sono gentili con lui perché in questi casi bisogna essere gentili, mentre quello vuole solo essere lasciato in pace? Beh, all’inizio della scorsa settimana io ero quel bambino.

Ritornata a lavoro lunedí dopo un’assenza piú che giustificata, manco metto piede in laboratorio che Goldrake mi viene incontro e mi fá le sue piú sentite condoglianze, io invece penso in successione che vorrei essere trasparente, che solo le condoglianze di Goldrake mi mancavano, che quando parla sembra mastichi patate, che  certo che potrebbe pure cambiarsi la maglia piú di una volta a settimana, che (uff) mi annoio….

Mazinga e Actarus: non pervenuti. Anzi no, Actarus continua a chiamarmi Margaret, facendo pure proseliti. Forse é il caso che io inizi a cotonarmi i capelli e ad assumere una posa regale, tanto nella vita non si sá mai.

I toni edulcorati sono durati un giorno, poi tutto é ritornato alla normalitá, come fare un pic- nic dentro il cubo Borg ed essere l’unica persona a non venire assimilata.  E cosí mi sono sorpresa a pensare che effettivamente sia nell’iconografia di manga e anime giapponesi che in quella dei film di fantascienza americani i cattivi sono sempre pelati.

It’s time for growing up, it’s time to be an adult!  Questo é stato suppergiú ció che mi é passato per la testa quando ho deciso che la mia adolescenza iniziava a protarsi davvero a lungo e che, forse, nella vita bisognava iniziare a prendersi qualche responsabilitá.

In realtá si tratta solo di un modo verboso per dirvi che ho iniziato a lavorare. Un giorno mi dicono: -”Liz cercano qualcuno per quest’impiego, ti interessa?” Ed io:- “si vá bene”. E poi “si vá bene” dopo “si vá bene” mi sono trovata ad uscire di casa la mattina alla 6:30 per non perdere il treno.

Per ora il mio lavoro assomiglia ad un episodio di  Warehouse 13, solo con dentro quelli di The Big Bang Theory  in cui io sono la Penny della situazione; non só se si tratti di esigenze di copione, ma in mezzo ai nerd io, alla peggio, sono sempre stata (causa campo di competenze) Wolowitz ma mai Penny!

Durante il primo giorno di lavoro ho ribatezzato quelli del laboratorio Goldrake, Mazinga ed Actarus.

Goldrake é un pó uno Sheldon senza l’Asperger (stessa lavagna bianca), é uno di quelli che ti parla come se andassi ancora all’asilo, solo che io ho pure saltato l’asilo e,  ogni tanto, trovo i suoi schemi metali entropici.

Il placido Mazinga (baffi e basette da urlo), ha un’aria da impertubabile pater familias. Ha il vizio di schioccare le dita mentre cammina e di solito sai che stá arrivando almeno un minuto prima che giri l’angolo. Sono rimasta basita quando lo spionaggio via internet mi ha rivelato che ha 2 anni meno di me.

Actarus sembra il piú giovane dei 3 (ma non mi voglio sbilanciare in stime anagrafiche)  ed é convinto che io mi chiami MARGARET! Qualcuno ha provato a dirglielo… O forse si é solo reso conto che un Cylon ha preso possesso di me?

Quando la parte cylonica che é in me vorrebbe gettare un bidone di Napalm e dare fuoco a tutto, vince lo zen che tutti i veri fighter hanno, divento invisibile e resto  a fare il mio lavoro inosservata fino a che Actarus si preoccupa che il mio alter ego Margaret sia viva.

Non é che si stia male e, robottoni a parte,  vediamo quali ritrovati alieni avrá in serbo per noi il domani :D

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